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L’essenziale

Se tu fossi in punto di morte e cosciente: la tua fede ti porterebbe alla salvezza dell’anima? Non si tratta di una questione accademica o “inopportuna”, anzi! Gli antichi scrittori cristiani erano molto più saggi, responsabili e previdenti di noi al riguardo. “E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»” (Apocalisse 14:13).

Ci sono momenti in cui solo l’essenziale conta. Cessano le chiacchiere vane e tante discussioni su questioni che improvvisamente non sono più così rilevanti, anzi, che sarebbero fuori luogo. Uno di questi momenti è la malattia e la morte, quella dei nostri familiari ed amici, ma anche la nostra. Potremmo infatti avvicinarci alla nostra morte, soprattutto quando la nostra malattia non è curabile e ne siamo coscienti. 

Le passate generazioni di cristiani vivevano a contatto costante con la malattia – e la morte non era, come lo è spesso oggi, cosa della quale “non bisogna parlarne” o peggio limitarsi a ventilare vane e ipocrite illusioni. Gli autori cristiani del passato sapevano che, in quelle circostanze, accertarsi di essere noi stessi veramente a posto con Dio secondo i canoni biblici, o accompagnare altri a farlo, è di importanza capitale. Essi sapevano che quando stai per morire o vicino a te c’è una persona che sta per morire, il silenzio, le chiacchiere, le tattiche evasive, come pure dare vane illusioni che si presumono consolatorie, sono cose da irresponsabili (se si è cristiani). Già, con i malfattori che stanno per morire sulla croce accanto a Gesù non parli del tempo che fa e non fai discussioni filosofiche e teologiche: “vai sul sodo”, annunci loro l’Evangelo affinché la loro anima sia salva attraverso il ravvedimento e la fede in Cristo.

Lewis Bayley (1565-1631), uno dei miei autori puritani favoriti di solida fede biblica e riformata, e della cui opera “La pratica della pietà” ne sto proponendo da qualche tempo ampi stralci, dedica alla preparazione alla morte (dei propri familiari ed amici) e propria, diversi capitoli che anche noi faremmo bene ad esaminare (e praticare) con attenzione.

Vi propongo qui uno stralcio tratto dal capitolo “Ammonizione a coloro che vanno a visitare un infermo” che commenterò brevemente, non per criticare, ma per evidenziarne la sapienza – quella che ci dovrebbe fare da maestra. Basta criticare: è ora di imparare!

In primo luogo dice:

Coloro che vengono a visitare un infermo devono avere speciale cura di non starsene muti a fissarlo in volto e così imbarazzarlo e turbarlo, né devono chiacchierare oziosamente o porgli delle domande inopportune, come tanti fanno. Se dunque essi vedono che la persona sia in punto di morte, non devono cercare di far finta di nulla o dare vane speranze, ma dovranno con amore e discrezione ammonire la persona nella sua debolezza e prepararla per la vita eterna. Anche solo un’ora ben spesa, quando la vita di una creatura umana giunge al termine, può guadagnarle la certezza della vita eterna. La si consoli non con la vana speranza di questa vita, per non tradire la sua anima a morte eterna. Le si parli francamente del suo stato e le si facciano le seguenti o simili domande.
Quindi, nessuna tattica elusiva o vanamente consolatoria, ma, certo con tatto ed amore, valutando bene la disposizione della persona, siamo chiamati, come cristiani, a “prepararla per la vita eterna” in modo franco ed aperto. Benché questo sia soprattutto il compito del ministro di Dio e degli anziani della comunità cristiana locale, di essi il Bayly non fa cenno, ma parla dei visitatori di un infermo, che evidentemente, per gli argomenti toccati, devono essere credenti sensibili e maturi.

Il Bayly passa così a trattare questo argomento: “Domande da porre ad una persona malata in punto di morte”. Esse trattano dell’essenza della fede cristiana. Non si tratta certo di domande da fare tutte insieme, ma sono una guida con la quale orientarsi tenendo conto di chi abbiamo davanti e delle circostanze in cui ci troviamo. In ogni caso queste domande sono così basilari che potrebbe e dovrebbe pure farsele chi è giovane, sano e pieno di vita… Eccole.

Credi tu che l’Onnipotente Dio, Trinità di Persone in un’unica essenza, con la sua potenza ha creato i cieli e la terra, e tutte le cose ivi contenute? E che egli ancora con la sua provvidenza le governa, tanto che nulla accade in questo mondo, e alla tua persona, se non ciò che la sua divina mano e consiglio abbiano predeterminato debbano accadere? Confessi d’aver trasgredito e infranto i santi comandamenti dell’Onnipotente Iddio in pensieri, parole ed opere? Come pure che, per aver infranto le sue sante leggi, hai ben meritato la maledizione di Dio, che implica tutte le miserie di questa vita ed i tormenti eterni dell’inferno quando questa vita sia terminata, e che Dio giustamente dovrebbe trattarti secondo quanto meriti?

La fede cristiana autentica presuppone Dio, così come egli si rivela nelle Sacre Scritture. Fede o non fede, l’anima di ogni creatura umana, abbandonando con la morte la dimensione terrena, si presenta a Dio davanti al quale dovrà rendere conto di sé stessa. “Tutti … sono destinati a morire una volta sola, e poi sono giudicati da Dio” (Ebrei 9:27). Dobbiamo riconoscere che Dio è il Creatore e sostenitore di ogni cosa, e che Egli è sovrano su ogni cosa ed ha stabilito pure il momento della nostra morte. Dobbiamo riconoscere che malattia, morte e giusta condanna sono il risultato della nostra non-conformità alle sue leggi. A lui dobbiamo accostarci con fede. “Nessuno può essere gradito a Dio se non ha la fede. Infatti chi si avvicina a Dio deve credere che Dio esiste e ricompensa quelli che lo cercano” (Ebrei 6:11).

Non sei dispiaciuto nel tuo cuore di avere infranto le sue leggi, negletto il suo servizio e culto, e così tanto seguito le vie del mondo e quelle dei tuoi piaceri vani? Non vorresti piuttosto condurre una vita più santa, se tu potessi ricominciarla da capo?

Alla consapevolezza del peccato deve accompagnarsi il genuino dispiacimento per aver infranto l’equilibrio della sua legge e quindi la nostra disposizione al ravvedimento. Il peccato è cosa molto seria e non possiamo permetterci di essere disinvolti al riguardo.

Non desideri dal profondo del tuo cuore essere riconciliato con Dio in Gesù Cristo, suo Figlio benedetto, il tuo Mediatore? Egli ora si trova accanto a Dio e sostiene la tua causa (Romani 8:34; Ebrei 9:24).

Al ravvedimento si deve accompagnare il nostro sincero desiderio di riconciliazione con Dio (vale anche quello in extremis) e l’accoglienza senza riserve del solo mezzo che Dio ha stabilito per poterci riconciliare con Dio: il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Rinunci tu ad ogni vana fiducia in altri mediatori o intercessori, santi o angeli che siano (Ebrei 9:11), e credi tu che Cristo Gesù, il solo Mediatore del Nuovo Testamento, sia in grado di salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio (1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:25)? E sei tu disposto con l’antico Davide a dire a Cristo: “Chi ho in cielo all’infuori di te? Con te, null’altro desidero sulla terra!” (Salmo 73:25)?

Questo ci deve portare all’espressa rinuncia di ogni altro mediatore fra noi e Dio – solo quegli che Egli ha stabilito. Basta con le ciance, le scuse, i sofismi. La Sua Parola al riguardo è di estrema chiarezza.

Credi e speri fiduciosamente di essere salvato per i soli meriti della morte sacrificale e passione che il tuo Salvatore Gesù Cristo ha sofferto per te? Rinunci a riporre ogni vana speranza di salvezza nei tuoi propri meriti, come pure in qualsiasi altro mezzo o creatura, essendo certo e persuaso che in nessun altro se non Gesù Cristo c’è salvezza? Non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome (Atti 12:12; 10:43).

Davanti a Dio ci possono salvare solo i meriti guadagnati dal Cristo e che Egli nella sua misericordia ci offre. La rinuncia a qualsiasi altro presunto merito è quindi essenziale.

Perdoni tu di tutto cuore ogni torto ed offesa che ti sia stata fatta da qualsivoglia persona? E sei tu disposto volentieri e di cuore a chiedere perdono a chiunque tu abbia fatto un qualche grave torto in parole od opere? Sei tu disposto a cacciare dal tuo cuore ogni odio e malizia che tu avessi intrattenuto verso chiunque affinché tu possa apparire di fronte al volto di Cristo, il principe della pace, in perfetto amore e carità? Dice infatti la Scrittura: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore” (Isaia 9:6; Ebrei 12:14).

Non solo la riconciliazione con Dio è essenziale, prima di morire, ma anche la riconciliazione con chiunque altro noi si abbia fatto un qualche torto attraverso la richiesta sincera di perdono, diretta o indiretta che possa essere.

Senti nella tua coscienza il peso della colpa per averti indebitamente appropriato o sottratto qualcosa da vedove o orfani, o da qualsiasi altra persona? Sii certo che fintanto che non restituirai, come Zaccheo, nella misura del possibile ciò che hai sottratto ad altri, non te ne sarai veramente pentito, e che senza un vero pentimento tu noi puoi essere salvato, né guardare in faccia Cristo quando apparirai di fronte al suo tribunale.

Con il perdono biblicamente va anche la restituzione del maltolto nella misura del possibile, le disposizioni al riguardo e, in ogni caso, l’espressa volontà di farlo!

Credi tu fermamente che il tuo corpo sarà fatto risorgere dalla tomba, al suono dell’ultima tromba? E che il tuo corpo e la tua anima di nuovo congiunti insieme nel giorno della risurrezione per apparire di fronte al Signore Gesù Cristo? e così vivere per sempre in beatitudine e gloria?

Accogliere, infine, senza riserve, la concezione biblica del mondo e della vita, quella che ci è stata trasmessa da così tante generazioni del popolo di Dio, e soprattutto la fede ferma nella risurrezione di Cristo, è essenziale. “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Corinzi 15:20). Moralmente e spiritualmente essere cristiani vuol dire unirsi alla Sua morte e risurrezione, ma questa realtà copre anche il destino del nostro corpo e della nostra anima. Che magnifica certezza!

Il testo di L. Bayly termina (in questa sezione) con queste parole: “Se la persona ammalata risponderà a tutte queste domande come un cristiano fedele, che allora tutti i presenti si uniscano pregando per lui con le seguenti o simili parole”. A questo segue un suggerimento di preghiera, da fare nostro con riconoscenza.

Tutto questo è “l’essenziale” della fede cristiana per chi è sul letto di morte. C’è chi in quel momento purtroppo sarà solo. Ragione di più per verificare tutto questo mentre lo possiamo fare e “portarcelo con sé”. “E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»” (Apocalisse 14:13).

Vedi qui i capitoli originali del Bayly su questo argomento:

  1. CAP. XLVII. Meditazioni di un ammalato che è vicino alla morte.
  2. Preghiera d’un ammalato che è vicino al suo fine, e si prepara alla morte
  3. CAP. XLVIII. Meditazioni contro la disperazione e li dubbi della misericordia di Dio.
  4. CAP. XLIX. Avvertimento a coloro che visitano gli ammalati e Domande che si debbono fare ad una persona che è vicina al suo fine
  5. Preghiera di coloro che hanno visitato un ammalato
  6. CAP. L. Consolazione contro l’impazienza degli infermi
  7. Consolazioni contro il timore della morte
  8. Sette pensieri santi e sette sospiri ardenti d’un uomo vicino alla morte
  9. CAP. LI. La persona inferma trovandosi in tale stato dee mandar a chiamare qualche buono e fedele pastore
  10. Preghiera d’uno che rende lo spirito
  11. CAP. LII. La pratica di pietà di quelli che muoiono per il Signore