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FEDERICO GUGLIELMO DI LEUTRUM

Il Barone che salvò Cuneo dall'assedio del 1744

Dal 1740, anno in cui morì Carlo VI d'Asburgo, Cuneo si era schierata con i Savoia a favore di Maria d'Austria contro la Francia e la Spagna; la guerra era sempre più vicina.

Nel 1744, il Re Carlo Emanuele III, su consiglio del marchese di Ormea, aveva nominato Governatore di Cuneo e responsabile della sua difesa il Generale Barone Federico Leutrum, nato nel 1692 nel Castello di Karlshausen nel Baden. Figlio di nobili con forti tradizioni militari; a quattordici anni era già in Piemonte con il grado di capitano di un battaglione di 500 tedeschi al servizio di Casa Savoia.

Il nuovo Governatore della cittadina, giunse in Cuneo il 15 agosto del 1744; a settembre un forte esercito ispano/francese di 20.000 uomini, agli ordini del Principe di Conty e dal Principe don Filippo di Borbone, attraverso la Valle Stura, dopo aver distrutto il forte di Demonte, si avvicinava a Cuneo; la città si preparava al sesto assedio della sua storia.

Augusto Peano, in un interessante opuscolo pubblicato una ventina di anni fa per cura del Circolo Numismatico di Cuneo, così descrive i fatti d'arme: "…la città contava allora una popolazione attorno ai 10.000 abitanti ed una forza militare di 3244 uomini, compresi gli ufficiali: in tutto 8 battaglioni, di cui tre battaglioni svizzeri (dei reggimenti Guibert e Kalbermatten), un battaglione tedesco (Schulenburg), uno del Reggimento Monferrato, uno dei Fucilieri, e due dei Provinciali, Vercelli e Chiablese.

Il Barone Leutrum, posto con grande fiducia del Re al comando della piazzaforte, non perse tempo e provvide subito ad organizzare la resistenza con grande abilità ed esperienza, riuscendo a dare serenità alle truppe e sicurezza ai cittadini. Intanto un migliaio di volontari si erano aggiunti ai soldati che già contava la guarnigione e sotto la guida del nuovo governatore si svolgevano tra i diversi corpi militari severi preparativi per la resistenza e l'attacco.

Con l'aiuto del Consiglio Comunale, la città era stata divisa in undici quartieri allo scopo di offrire un contributo più efficiente alla resistenza: ai proprietari di case era stato ordinato di apprestare riserve di acqua e viveri, di nascondere tutte le materie facilmente infiammabili, legno, paglia e fieno; di prestare lavori utili di consolidamento delle opere di difesa. Inoltre squadre di brentatori erano preparate ad intervenire con i loro attrezzi pieni d'acqua per spegnere eventuali incendi.

La chiesa di S. Francesco era stata trasformata in ospedale, ed i portici grandi nella Via Maestra, chiamata anche piazza, riparati da spesse cortine di terra, erano destinati a dormitori ed a magazzini per le truppe: le cantine, con gli ampi sotterranei, con ingresso facile dal piano-terra, servivano a rifugio per vecchi e bambini durante i bombardamenti. Intanto i rumori della guerra si avvicinavano con presagi di lutti e distruzioni: come un fiume che straripa scendendo a valle le truppe d'invasione dei due eserciti più potenti d'Europa si spargevano nella pianura attorno a Cuneo, pronti a chiuderla rapidamente. Gli Spagnoli si disponevano dalla parte del Gesso, i Francesi da quella della Stura, un corpo di operazione si collocò alla Madonna dell'Olmo, due reggimenti di Dragoni e due di Cavalleria con numerosa artiglieria fra il Gesso e la Stura; magazzini ed ospedali erano dislocati a Borgo San Dalmazzo, mentre i Quartieri Generali erano installati alla Madonna degli Angeli ed a S. Rocco; i Campi Mobili di Cavalleria a Tarantasca e Centallo.

Fu preparato un posto d'osservazione alla Cappella di San Giacomo, ed un rapido allestimento di ponti sul Gesso e sulla Stura per il passaggio dei carriaggi.

Cuneo, chiusa nelle sue mura, restava vigile e sospettosa, ma con forte animo di opporre resistenza, e la prima bomba cadeva sulla città il 15 settembre, dando inizio al nuovo assedio, con giorni lunghi di tristezza e qualche speranza.

Poco più di tremila soldati tenevano a bada ventimila uomini ben armati; 276 tra cannoni e mortai bombardavano senza tregua la città. Da oltre quaranta giorni la battaglia continuava con morti e feriti da ambo le parti. Finalmente, Carlo Emanuele III alla testa di oltre 25.000 uomini, iniziò a muoversi da Saluzzo in soccorso di Cuneo; a Madonna dell'Olmo avvenne il primo contatto tra i due eserciti. Il 22 ottobre 1744 i Gallo - Ispani toglievano l'assedio alla città abbandonando il campo per ritirarsi per la Valle Stura. L'assedio era costato agli attaccanti 6500 tra morti e feriti; in Cuneo se ne contarono 460.

Il successo di questa vittoria era soprattutto merito del Barone di Leutrum, come firmò Carlo Emanuele III nelle "Patenti di S.S.R. Maestà" del 7 febbraio 1745: "Le distinte prove, che la fedelissima nostra Città di Cuneo nell'or passata gloriosa difesa dell'Assedio de' Galispani, Ci ha recate del costantissimo zelo ed intrepida fermezza de' suoi Cittadini, nell'avere vigorosamenre secondato il valore del Barone Leutrum, Maggiore Generale delle nostre Armate, da Noi per la sua sperimentata abilità, ed intrepidezza prescelto al comando d'una Piazza sì importante, come altresì la prodezza degli Uffiziali, che hanno servito sotto il medesimo, e delle nostre Truppe, che si sono tanto segnalate".

Il 16 maggio 1755, all'età di 63 anni, moriva in Cuneo Il Barone di Leutrum. Una canzone (pubblicata da Costantino Nigra nel 1860) avuta dal canonico Alfonso Maria Riberi, il quale l'aveva a sua volta raccolta da don Audisio Antonio Maria, rende bene l'idea di quanto i cuneesi amassaro il Barone di Leutrum.

 

A cura di Riccardo Baldi

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